Il vescovo Pizziol torna dal Mozambico: “Non basta dire aiutiamoli a casa loro”

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Il vescovo Pizziol in Mozambico (foto da La Voce dei Berici)

Il vescovo Beniamino Pizziol è tornato dalla visita pastorale in Mozambico, dove la diocesi vicentina è impegnata con una missione, e ha scritto un’accorata lettera ai fedeli sul tema dei migranti, “aprendo” a nuove ospitalità in provincia.

Nella sua prima visita in Mozambico, accompagnato dal direttore dell’ufficio missionario don Arrigo Grendele e dal vescovo di Adria-Rovigo Pierantonio Pavanello, monsignor Pizziol ha trascorso diverso tempo con i preti fidei donum don Maurizio Bolzon e don Davide Vivian (diocesi di Vicenza) e don Giuseppe Mazzocco (diocesi Adria- Rovigo). Il presule, nella sua lettera ai fedeli vicentini, denuncia la situazione di estrema povertà trovata in Africa: “Anche in Mozambico ho dovuto constatare innanzitutto la situazione di estrema povertà in cui si trovano a vivere tante persone, soprattutto nelle periferie delle città e nei villaggi, lontani e sperduti”.

Proprio per questo, il vescovo Beniamino esorta ad aprire i cuori. “Sono convinto che sia una grave colpa da parte dei governanti dei paesi più ricchi e anche da parte di ciascuno di noi, ignorare queste situazioni di assoluto disagio e voltare la faccia da un’altra parte. Non è sufficiente dire “aiutiamoli a casa loro”. Bisogna avviare concretamente ed efficacemente delle iniziative a livello di politica economica mondiale, di solidarietà tra le nazioni, di formazione etica e sociale che aiutino le singole persone e la coscienza collettiva a ritrovare la passione per il bene e per la giustizia, allargando il proprio sguardo e il proprio raggio d’azione dal luogo in cui si vive fino ad abbracciare il mondo intero, “casa comune” e sempre più “villaggio globale”.

Per Pizziol, è un dovere impegnarsi “già a partire dal nostro particolare Comune, dal nostro Paese, dalla nostra comunità e dalla nostra famiglia. Siamo chiamati sempre più e sempre meglio ad aprirci a quella dimensione di mondialità e di solidarietà che ci fa sentire prossimo e vicino il problema della persona lontana, ancorché sconosciuta”. In concreto, il presule richiama l’attenzione in particolare su un ambito che da danni vede “impegnati tanti fedeli cattolici della nostra diocesi a fianco di molti uomini e donne di buona volontà che operano sul nostro territorio”, ovvero “l’accoglienza dignitosa e umanizzante di piccoli nuclei di migranti in appartamenti di proprietà delle parrocchie o in locazione. La scelta ecclesiale di privilegiare la forma dell’accoglienza diffusa, dando ospitalità a quattro persone per appartamento e coinvolgendo i volontari della comunità locale, si è rivelata positiva su molti piani, sia dell’inclusione abitativa e lavorativa (che ha portato ad effettiva autonomia), sia della sensibilizzazione delle nostre comunità ecclesiali e civili”.

Ad oggi, nel territorio diocesano sono attivi 17 appartamenti, nei quali sono ospitati una ottantina di migranti, ed altre strutture ecclesiali per un totale di oltre 200 persone accolte.

Quindi, Pizziol nella lettera va a riproporre quanto già detto nel mese di aprile del 2015: “Prima di tutto è necessario guardare con un senso di profonda umanità a questi uomini e a queste donne come noi, che sono in cerca di una vita migliore: affamati, perseguitati, feriti, sfruttati, vittime di guerre e di violenze. Solo la disperazione può spingere un essere umano a tentare il tutto per tutto e mettersi nelle mani di individui privi di ogni scrupolo, veri mercanti di esseri umani. Invito perciò ogni cristiano, ogni uomo e donna di buona volontà a praticare una qualche forma di volontariato, mettendosi a disposizione della Caritas diocesana e parrocchiale, o di altre associazioni, individuando piccole strutture di accoglienza”.

Monsignor Pizziol, infine, invita anche a rivolgere la propria attenzione al continente africano, “dal quale arrivano tante persone migranti. A tale riguardo è necessario aprire gli occhi e il cuore sulla povertà, sulle ingiustizie e sulle disuguaglianze che queste popolazioni soffrono. Non c’è soluzione possibile al loro dramma se l’Europa e l’Italia non cambiano la propria politica nei confronti dell’Africa, che continua a essere violata, depredata e sfruttata. Serve dunque, oggi più che mai, un’informazione corretta e una formazione seria che spieghi le origini dei fenomeni migratori e la dinamica perversa che li alimenta. È una responsabilità che riguarda tutti e che interpella anche le nostre comunità chiamate a potenziare (nei modi possibili) quell’azione educativa che da sempre connota la vita delle nostre parrocchie.

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