Una poltrona per sei. Due mesi al voto nel capoluogo, ma i nomi ancora ballano

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Dall'alto a sinistra: Fabio Mantovani, Otello Dalla Rosa, Leonardo Bano, Francesco Rucco, Andrea Maroso, Francesco Di Bartolo

Sei contendenti. Un po’ di confusione (q.b.) sui nomi, soprattutto nel centrodestra. E l’ingrediente (non tanto) segreto: l’intenzione proclamata da tutte le formazioni – pure quella che ne raccoglie l’eredità – di un cambio di rotta rispetto all’amministrazione di Achille Variati. Et voilà, la ricetta delle elezioni di Vicenza è servita: la cottura è in corso e anzi si avvia verso la fine. Il dolce, pardon il nuovo sindaco, è previsto con un appuntamento elettorale l’ultima settimana di maggio (non ancora fissato) e un possibile ballottaggio 15 giorni dopo.

Chi è il favorito per Palazzo Trissino? Se si traspone il risultato delle elezioni politiche del 4 marzo in città, in testa c’è la Lega che al Senato ha raggiunto il 26,06 per cento delle preferenze e alla Camera il 25,84, seguita dal Movimento 5 Stelle (22,19 al Senato e 22,32 alla Camera ) e dal Partito Democratico (22,01 al Senato e 21,32 alla Camera). Ma non è così matematico. Alle elezioni amministrative, infatti, contano molto di più rispetto alle politiche le proposte dei candidati per migliorare il proprio Comune e i nomi degli aspiranti sindaci e consiglieri. Ecco tutti i candidati ad oggi pervenuti, rigorosamente in ordine alfabetico: Leonardo Bano, Otello Dalla Rosa, Francesco Di Bartolo, Fabio Mantovani, Andrea Maroso, Francesco Rucco.

LEONARDO BANO (No privilegi politici)

Civico, che più civico non si può. Il gruppo che esprime la lista a sostegno di Leonardo Bano – vigile del fuoco di 47 anni, sposato con tre figli – pur se su scala squisitamente vicentina di fatto è stato precursore di altri movimenti civici, a partire dai 5 Stelle: con la sua lista “No privilegi politici”, l’ex pilota Silvano Giometto per anni non è stato secondo a nessuno a mandare a quel paese politici di professione. In particolare, per molto tempo dal muro in strada di un edificio di sua proprietà in via 4 Novembre si sono potuti “ammirare” manifesti in formato gigante con accuse feroci contro la politica cittadina, in particolare contro il sindaco Achille Variati.

Il vigile del fuoco ora raccoglie l’eredità di Giometto. Bano, che fa parte della lista civica sin dal 2002, rilancia elencando i tre punti focali del suo programma: trasparenza, legalità, sicurezza intesa anche come salvaguardia del territorio. Promette la riduzione delle tasse di Vicenza e un impegno per il lavoro giovanile, si scaglia contro la Tav che «porterà alla distruzione del territorio». A testimoniare la vocazione estremamente civica della sua lista c’è anche il messaggio sul suo “santino” elettorale: «La gente protesta, protesta! Ma vota sempre gli stessi partiti. Tu lo sai che i politici mentono, solo il tuo voto potrà cambiare le cose!».

FRANCESCO DI BARTOLO (Movimento 5 Stelle)

Avvocato 62enne con uno studio in corso Fogazzaro. Romanziere: all’attivo ha più volumi, da “I delitti della Rotonda” in cui un affermato imprenditore (berico, va da sè) viene ucciso a colpi di spranga nel gioiello di Palladio, fino a “Il palazzo dell’impiccato”, in cui un uomo si suicida (o è omicidio? lo si scoprirà nel libro) nel tribunale di Borgo Berga proprio nel giorno dell’inaugurazione.

Ma soprattutto, Francesco Di Bartolo è il candidato sindaco del Movimento 5 Stelle di Vicenza. Il candidato ufficiale: l’avvocato – la cui simpatia per i grillini era intuibile da tempo, da mesi spara ad alzo zero dal suo profilo Facebook contro il Pd nazionale e l’amministrazione di centrosinistra locale – ha vinto le “comunarie” dei grillini il 21 febbraio scorso, in un’assemblea cittadina del Movimento a cui hanno partecipato 60 iscritti ai meet up. 39 hanno alzato il pollice per Di Bartolo, 20 hanno votato per l’altro candidato Marco Di Gioia, uno ha votato scheda bianca. Per l’avvocato civilista non è la prima esperienza politica: nel 1988 fu assessore per qualche mese con il sindaco (Dc) Marino Quaresimin, nel 2000 si candidò alla segreteria del Ppi (Partito Popolare, erede della Dc), nel 2007 fu segretario locale dell’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro. Ai vicentini, nelle sue dichiarazioni sui giornali locali, Di Bartolo ha proposto «un cambiamento, dopo 20 anni di immobilismo e malgoverno». E in questi giorni pubblica a più riprese foto del passato di esponenti dell’amministrazione – il sindaco Variati e il vice Bulgarini – assieme a Gianni Zonin. Di certo, il Movimento con questo candidato cerca di andare oltre al 7 per cento incassato da Liliana Zaltron nella sfida per il Comune di 5 anni fa: stavolta si punta almeno al ballottaggio.

OTELLO DALLA ROSA (Pd)

“Vicenza è un percorso che dovremo fare insieme”. Otello Dalla Rosa, candidato ufficiale del centrosinista, l’ha promesso mercoledì sera ai circa mille vicentini che hanno affollato il Teatro Comunale per sentirlo parlare. Il 49enne manager di centrosinistra – dirigente del Ferretto Group, ex numero uno di Aim Energy – ha un passato da socialista e sulla carta sembra il favorito alle prossime elezioni. Di certo, una sfida decisamente impegnativa l’ha già vinta: quella delle primarie. Dalla Rosa e la sua civica Vinova, da subito mal digerita dai dem, hanno sconfitto per una manciata di voti il candidato “ufficiale” del Partito Democratico di Vicenza, quel Giacomo Possamai, giovane e moderato, che sembrava imbattibile dopo aver incassato la fiducia praticamente di tutto il partito. Dalla Rosa ha vinto con 2738 preferenze contro le 2700 del rivale e contro i 923 voti del terzo sfidante, il vicesindaco Jacopo Bulgarini sostenuto dal sindaco Achille Variati. Dalla Rosa, assai attivo con riunioni e incontri nei quartieri per tutto il 2017, ha così dimostrato di saper portare alle urne (ancorché per ora solo per le primarie) una bella fetta di società civile di certo normalmente estranea alla vita di partito, tanto più di un partito in crisi come il Pd: con lui dell’ “apparato” c’erano solo pochi “cespugli”, anche se rilevanti per le loro storie personali, dall’assessore al Sociale Isabella Sala (figlia dell’ex sindaco Giorgio Sala) all’ex Pci Giovanni Rolando, all’ex Psi Ennio Tosetto. Ora, tutto il Pd sembra aver accettato di bere l’amaro calice e sostenere il manager, le cui idee spaziano dalle energie alternative a una rivoluzione ciclabile in città. Gli stessi ex sfidanti si sono trasformati in supporter e fatti fotografare assieme proprio qualche giorno fa, con sfavillanti sorrisi da cartolina. Dulcis in fundo, pure Dalla Rosa come gli altri candidati di tutti i colori politici prende le distanze dalla giunta Variati. Anche se, con uno stile democristiano d’altri tempi, lo fa un po’ sì un po’ no: “Serve una nuova stagione perché le sfide sono nuove rispetto a quelle degli ultimi dieci anni. Ma se Vicenza può porsi l’ambizione di affrontarle è anche grazie al lavoro fatto in questi dieci anni”. Insomma, un approccio più soft per marcare le distanze da Variati a cui Dalla Rosa a settembre, ufficializzando la candidatura, aveva dato come voto da sindaco un 6 meno. Sulla carta la macchina sembra pronta a ingranare per trionfare alle urne. Sarà proprio così?

FABIO MANTOVANI (Forza Italia, Lega Nord)

Ex presidente dell’Ordine degli avvocati, giuslavorista di successo con lo studio nella centralissima Contra’ delle Morette, ex membro del Cda Ipab di Vicenza (nominato dall’amministrazione Variati). Fabio Mantovani, 55 anni, è il candidato di Forza Italia e Lega Nord, quindi il candidato “ufficiale” del centrodestra. E da Ipab e Ordine, Mantovani si è dimesso immediatamente dopo l’ufficializzazione della candidatura. Candidato sì, ma per quanto?

La domanda non è peregrina, visto che il centrodestra sembra essere ancora timido nel sostenerlo. E soprattutto è di qualche giorno fa la notizia della disponibilità di Elena Donazzan, assessore regionale al Lavoro e alla Scuola in quota Forza Italia, a candidarsi a sindaco a Vicenza. Nome, quello della politica di professione, che ad alcuni in città non dispiace vista la combattività e il carattere già dimostrato in questi anni. Ma che altri sono titubanti a proporre, perché Donazzan partirebbe con un grosso svantaggio: è di Pove del Grappa. L’ultima candidata “straniera” del centrodestra a Vicenza, Amalia Sartori detta Lia, era originaria di Thiene e si sa come è finita. Ora, a due mesi dalle elezioni, il cambio in corsa del candidato Mantovani sembra ad alcuni un azzardo. Di certo c’è che l’avvocato, apprezzato in città, è soprattutto l’alfiere del parlamentare forzista Pierantonio Zanettin, che anche dopo le recenti uscite su Donazzan ne ha ribadito il nome. Mantovani è il frutto dell’accordo raggiunto fra azzurri e leghisti sulla spartizione del Veneto alle prossime amministrative: un candidato del Carroccio a Treviso, un candidato gradito ai forzisti a Vicenza (sacrificando così il leghista Roberto Ciambetti, il presidente del consiglio regionale che era stato proposto dopo la candidatura autonoma di Rucco a novembre). Riuscirà l’avvocato a mantenere il suo ruolo? Per i colpi di scena c’è ancora un po’ di tempo. Uno è delle ultime ore: Donazzan ha lanciato l’idea delle Primarie del centrodestra, pre-elezioni per decidere il candidato sindaco. La proposta non è nuova in quest’area politica, ma a differenza del centrosinistra che le fa da anni, qui le primarie non si sono mai concretizzate finora. Naturalmente, gli altri sfidanti si gustano la scena e gongolano.

ANDREA MAROSO (Siamo Veneto)

Fra le liste in lizza alle prossime amministrative ci sarà anche Siamo Veneto, realtà civica legata ad Antonio Guadagnini che punta all’indipendenza del Veneto dall’Italia. Con loro c’è uno dei sei candidati sindaco finora usciti allo scoperto: Andrea Maroso. 41 anni, residente nel quartiere di Laghetto, di professione dipendente in un’azienda che effettua consulenze e servizi per la salute dei lavoratori. L’indipendentista nelle scorse settimane ha presentato il suo programma. Non manca una sferzata all’amministrazione Variati, accusata di aver fatto solo ordinaria amministrazione. E poi, un programma che parte da una denuncia nei confronti di Banca d’Italia, ritenuta responsabile del crack Bpvi, per procedere dando ampio spazio ai referendum cittadini per dare ai vicentini modo di decidere cosa fare sui grandi temi del capoluogo. A partire dai campi nomadi, per i quali secondo quanto Maroso ha dichiarato alla stampa “in vent’anni non si è fatto nulla: chiederemo ai vicentini se desiderano che vengano chiusi, in quel caso provvederemo”. E poi, la sicurezza: per gli indipendentisti serve un presidio fisso di polizia in Campo Marzo, nello spazio del Caffè Moresco.

FRANCESCO RUCCO (Civiche, Fratelli d’Italia)

Sicurezza in città, viabilità: progetti concreti. Pedigree nettamente di destra (Fronte della Gioventù, Alleanza Nazionale) ma in campo con ben sei civiche più l’appoggio – arrivato a posteriori – di Fratelli d’Italia, che a Vicenza vuol dire Sergio Berlato con le sue “doppiette”. Di origini pugliesi ma di fede assolutamente “biancorossovicentina”, come testimoniano le sue partecipazioni – da sempre, è un tifoso convinto – allo stadio alle partite del “Lane”. Francesco Rucco, avvocato di 43 anni, è il candidato che sembra avere le carte maggiormente in regola per sfidare quello che sembra il favorito, Dalla Rosa. Rucco fa sul serio, da qualche giorno ha aperto la sua sede elettorale in piazza Duomo. In un centrodestra che tentennava e non sapeva decidersi, il consigliere comunale di Idea Vicenza – civica, ma di destra – ha scelto già da molti mesi di andare avanti da solo. Ancora a metà novembre 2017 Rucco ha rotto gli indugi e si è presentato assieme ai sei gruppi civici che hanno scelto di sostenerlo: oltre alla sua Idea Vicenza ci sono anche Energie per Vicenza, Impegno a 360 gradi, Progetto Vicenza 2018, Uniamo Vicenza e Vicenza ai Vicentini. Nei mesi successivi si sono aggiunti Fratelli d’Italia e il Popolo della Famiglia di Mario Adinolfi. Nei ranghi dei sostenitori ci sono volti ex Lega Nord, ex An, ex Forza Italia, di peso: da Claudio Cicero a Valerio Sorrentino, da Patrizia Barbieri a Stefano Boschiero, a Gioia Baggio. Rucco punta a una contrapposizione totale con l’amministrazione Variati. Contestando l’ex questore Dario Rotondi propone per la sicurezza «progetti per rendere i cittadini più sicuri, in questi anni abbiamo avuto un assessore che è stato anche questore incapace di realizzarne, la gente ha paura, non si sente tranquilla a uscire la sera». E poi viabilità, con l’impegno in particolare a cambiare le cose in viale San Lazzaro e viale Della Pace. Basterà? Le carte sembrano esserci tutte, e se Forza Italia e Lega Nord preferiscono sostenere un altro candidato (o candidata?) Rucco ha ribadito anche in questi giorni di voler tirare dritto. E non si sa mai, in quel campo minato e diviso che è il centrodestra di Vicenza a spuntarla potrebbe essere lui.

CI SARA’ UN SETTIMO? 

L’altra forza in campo, che non ha ancora fatto sapere se correrà con un proprio candidato o appoggerà uno di suo gradimento, è Coalizione Civica. Il progetto vicentino della sinistra e dei civici che guardano in quella direzione, prende spunto dall’esperienza che a Padova lo scorso anno ha portato Arturo Lorenzoni a diventare vicesindaco. Al momento Coalizione Civica ha due portavoce (Nora Rodriguez e Dodo Nicolai) e un programma già  stilato. “E’ un decalogo che racconta una Vicenza – hanno spiegato i promotori -, che mette di nuovo al centro le persone, come viene spiegato bene dalle quattro parole chiave con cui è stato presentato: persone, quartieri, sicurezze, rispetto. I dieci punti con cui Coalizione Civica si candida alle elezioni amministrative vengono raccontati con queste parole, che descrivono bene l’idea della Vicenza del domani: una città da vivere pienamente; in cui non esiste un solo centro, ma esistono i centri; dove potersi muovere liberamente; dove il territorio non viene violentato ulteriormente da altre colate di cemento”.

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