Giardini Salvi “luogo del cuore”: la riqualificazione sarà sostenuta dal Fai

L’Italia più fragile, quella delle aree interne e delle periferie, è la protagonista dei nuovi interventi de “I Luoghi del Cuore” del Fai, il Fondo Italiano per l’Ambiente. Si tratta di venti progetti in undici regioni, da Nord a Sud, selezionati attraverso il bando legato alla XII edizione del censimento: riceveranno un contributo economico dal Fai in collaborazione con Intesa Sanpaolo: 700mila euro in totale, la cifra più alta mai stanziata a sostegno del programma, che andranno a beneficio di luoghi poco noti o poco valorizzati, spesso a rischio, che incarnano e raccontano la nostra civiltà, l’identità italiana, la memoria collettiva e costituiscono un patrimonio di storia, arte e natura ricchissimo e vario. Fra questi, due sono in Veneto: il Castello di Alboino a Feltre (Belluno) e i Giardino Salvi a Vicenza.
La riqualificazione dei Giardini Salvi a Vicenza
Oggi il giardino, situato a ridosso di piazza Castello, è uno spazio verde di raccordo tra la città monumentale e l’area urbana moderna periferica: ha raggiunto la 17° posizione nazionale al censimento grazie ai voti di 20.196 persone. Nel 2024 è stato oggetto di un importante recupero del verde e dei percorsi interni, realizzato dal Comune di Vicenza con fondi Pnrr.
Il progetto presentato dal Comune di Vicenza, che sarà sostenuto da “I Luoghi del Cuore” con un contributo di 25 mila euro, permetterà un passo ulteriore, ovvero la riconnessione tra il giardino e l’accesso, esistente ma inutilizzato data l’impossibilità di attraversare la roggia, a fianco della Loggia Longhena, che sorge presso l’uscita esterna, su piazzale Giusti. In particolare, verrà sostituita la passerella pedonale già esistente, ma oggi inagibile e riqualificato il breve percorso che conduce all’ingresso verso l’ex Fiera. L’intervento consentirà, inoltre, di rendere nuovamente fruibile la vista frontale della Loggia – possibile solo dalla passerella – e vuole garantire maggiore sicurezza e frequentazione a un’area oggi degradata anche sul piano sociale, quella degli ex padiglioni Fiera e dell’ex Cinema Arlecchino, da tempo in abbandono e di cui si auspicano il recupero e la riconversione.
La storia
Voluti dal nobile vicentino Giacomo Valmarana come “luogo di delizie” accanto alla sua dimora, la realizzazione dei Giardini Salvi, posto fuori dalle mura cittadine, venne avviata nel 1556. Come in tutti i giardini rinascimentali, lo spazio verde era ornato da statue e fontane e pochi decenni dopo fu aggiunta una loggia di ispirazione palladiana, che ricorda il frontone di un tempio greco: da un basamento ad arconi che sorge dall’acqua della roggia Seriola, si alzano sei colonne che sorreggono al centro un timpano triangolare. La data 1592 incisa sulla loggia si lega sia all’epoca della sua costruzione sia all’anno dell’apertura del giardino al pubblico da parte di Leonardo Valmarana, con un gesto di grande attenzione verso i concittadini. A Baldassarre Longhena, altro grande protagonista dell’architettura veneta dell’epoca, fu affidata la costruzione, nel lato nord del giardino, di una nuova loggetta, destinata ad accogliere riunioni accademiche. Anche la Loggia Longhena si eleva da un piccolo corso d’acqua, con un basamento a tre archi che vengono poi ripresi a tutta altezza nella facciata, anche in questo caso coronata da un timpano in corrispondenza dell’arco centrale.
Il giardino venne acquistato nel 1813 dalla famiglia Salvi, che arricchì la varietà di piante e fiori e modificò l’impianto formale, tipico del Rinascimento, aggiornandolo sul gusto romantico, creando percorsi sinuosi e scorci inattesi. Nel 1878 il Comune di Vicenza divenne proprietario del luogo e diede corso a vari interventi, dalla cura del verde alla demolizione del muro che costeggiava la strada, rendendo in tal modo visibile dall’esterno il giardino, che dal 1907 fu aperto al pubblico. Nel Novecento fu un luogo molto vissuto, come spazio espositivo per mostre d’arte e d’artigianato e sede, nella zona esterna limitrofa alla Loggia Longhena, dei padiglioni realizzati per la fiera campionaria, trasferita negli anni Settanta nella zona industriale.
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