“Acque del Chiampo”, la battaglia sulla partecipata incendia la campagna elettorale

Ad Arzignano la campagna elettorale non è ancora entrata nel vivo, ma un fronte si è già aperto con una violenza inaspettata: quello delle nomine in Acque del Chiampo. La società che gestisce il servizio idrico di dieci Comuni e il depuratore del distretto conciario – un colosso tecnico, economico e ambientale – è diventata il terreno su cui si misurano nervi, ambizioni e fragilità della politica locale. E mentre la città è retta da un Commissario Prefettizio dopo la caduta della giunta, il tema del rinnovo del direttore generale Andrea Chiorboli si è trasformato in un detonatore.
Il primo colpo lo hanno sparato gli ex consiglieri comunali, un gruppo trasversale che ha scelto di intervenire con una nota dai toni durissimi: È impensabile che decisioni così vincolanti vengano assunte mentre il socio di maggioranza è privo di una guida politica eletta – scrivono, ricordando che Arzignano detiene il 52% delle quote della società -qualsiasi rinnovo sarebbe una forzatura, un atto che appare come uno sgarbo istituzionale verso la comunità”. La richiesta è netta: moratoria immediata, nessuna decisione fino all’insediamento del nuovo sindaco. E l’avvertimento è altrettanto chiaro: “Chi dovesse procedere ora – chiosano perentori Emanuela Fochesato, Mario Zuffellato, Marco Cazzavillan, Marianna Carulli. Roberta Refosco, Silvia De Cao, Nicolò Sterle, Carmelo Bordin, Angelo Sartori e Toto De Santis – si assumerà la piena responsabilità politica e gestionale di una scelta che potrebbe aprire la strada a contenziosi”.
La replica di Acque del Chiampo arriva con un tono diverso, più istituzionale ma non meno deciso. La società ricorda che la nomina del direttore generale è competenza dell’Assemblea dei Soci, composta dai sindaci dei dieci Comuni serviti. Nessuna manovra sotterranea, nessuna corsia preferenziale: “La selezione dell’attuale direttore generale è avvenuta nel 2021 tramite bando pubblico – sottolineano aggiungendo un dettaglio che sembra voler raffreddare il clima – Chiorboli lavora in azienda da circa 25 anni, ha ricoperto ruoli tecnici e amministrativi, e i risultati degli ultimi cinque anni sono documentati nei report ufficiali”. Una difesa che non entra nel merito delle accuse politiche, ma che prova a riportare la discussione sul piano della continuità gestionale.
Ma la tensione non si ferma qui. A intervenire è anche il circolo Pd ValChiampo – Arzignano “S. Pellizzari”, che sceglie una linea diversa: non attacca la società, non si schiera sulle nomine, ma punta il dito contro il clima che si sta creando: “Il rinnovo delle nomine non deve diventare oggetto di scontro politico – affermano i dem temendo una deriva in cui la partecipata diventi un trofeo da esibire in campagna elettorale – Acque del Chiampo deve restare fuori dai giochi, perché il territorio ha altre priorità: la viabilità che soffoca la valle, la sicurezza percepita come fragile, le politiche ambientali, la riorganizzazione del sociale con i nuovi Ambiti Territoriali, e soprattutto il tema più sensibile di tutti, lo spostamento dell’ospedale da Arzignano a Montecchio. In questo momento, questi sono i temi prioritari che interessano di più la vita dei cittadini”:
Il risultato è quindi un quadro in cui ogni attore parla a un pubblico diverso, ma tutti convergono su un punto: la questione delle nomine è diventata un simbolo. Per gli ex consiglieri, è il terreno su cui difendere la legittimità democratica del Comune commissariato. Per la società, è un tema di procedure e continuità. Per il Pd, è il rischio che una partecipata strategica venga risucchiata nel vortice elettorale. Intanto, la città osserva. Il commissariamento pesa, il voto si avvicina, e la sensazione è che la partita sull’acqua sia solo la prima di una serie di sfide che la nuova amministrazione dovrà affrontare. In una valle dove il servizio idrico e il depuratore del distretto conciario non sono solo infrastrutture, ma leve economiche e ambientali decisive, ogni mossa viene letta come un segnale. E in un clima così teso, anche una nomina può diventare un campo di battaglia.
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