Ripartizione migranti col “modello Sprar”: sindaci disponibili, ma metà ha disertato l’incontro col Prefetto

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Dopo l’incontro di ieri con il Prefetto, i sindaci si schierano, con sfumature e disponibilità diverse, a favore del nuovo modello di accoglienza dei richiedenti asilo che il Ministero ha definito. C’erano animi più distesi e un senso di maggiore disponibilità infatti all’incontro fra Prefetto e primi cittadini, anche se alcune perplessità reciproche non sono mancate. A Vicenza alla Caserma della scuola di polizia “Sasso” ieri Umberto Guidato, arrivato alla guida della Prefettura berica a metà febbraio, aveva di fronte però solo una sessantina di amministratori locali su 120: la metà, anche se una parte degli assenti dell’ex Ulss 5 erano giustificati per una importante riunione di distretto.

L’incontro convocato dal Prefetto serviva per presentare ai primi cittadini la direttiva del Ministro dell’Interno con le nuove regole di ripartizione “graduale e sostenibile” (come afferma il titolo della direttiva stessa) dei richiedenti asilo e dei rifugiati sul territorio nazionale attraverso l’adesione volontaria allo Sprar, il Servizio di protezione richiedenti asilo e rifugiati, già presente nel nostro territorio con due reti, una nell’Alto Vicentino con capofila Santorso (72 posti in 12 comuni) e una a Vicenza per altri 60, di cui 10 riservati ai minori non accompagnati.

La direttiva

La direttiva è destinata a cambiare il modo in cui viene gestita sui territori l’accoglienza e prevede da un lato una suddivisione su base quantitativa (sommariamente tre richiedenti asilo ogni mille abitanti) e dall’altro una clausola di salvaguardia che rende esenti i Comuni che aderiscono da ulteriori forme di accoglienza. Un principio che rimette insomma il governo dell’accoglienza in mano ai Comuni, che possono tornare a decidere numeri, modalità e soggetti da coinvolgere per organizzare l’accoglienza sul loro territorio. Sono tre infatti i punti salienti che potrebbero sancire l’abbandono dell’approccio emergenziale al tema dei richiedenti asilo, andando verso una gestione più strutturata dell’accoglienza, visto che il fenomeno di chi fugge da guerre fame e disastri non è destinato a ridursi o a essere temporaneo: ogni Comune accoglierà una quota di 3 richiedenti ogni mille abitanti, avrà agevolazioni rispetto al patto di stabilità e avrà garanzie rispetto al non avvio di centri di accoglienza straordinaria sul territorio, oltre a 500 euro all’anno per persona accolta.

Gli assenti e i presenti

Come detto, all’incontro di ieri mattina mancavano metà delle amministrazioni comunali vicentine:  il prefetto non se ne è preoccupato più di tanto e si è detto pronto a riconvocare gli assenti. Fra i presenti, tutti i grandi comuni come Vicenza, Bassano, Schio, Thiene, Marostica e comuni al centro degli interessi della Prefettura per l’apertura di un Cas, come Recoaro e Conco. Assente Montecchio Maggiore, mentre Arzignano ha inviato solo un dipendente comunale.

Il saluto di Marchesiello

La mattinata di ieri ha visto il saluto del vicario del prefetto, Massimo Marchesiello, che si è occupato dell’accoglienza in questi tre anni per conto della Prefettura e che da oggi è a Roma con un nuovo incarico di più alto grado al Ministero dell’Interno. Il dirigente della Prefettura si è accomiatato ricordando la positiva collaborazione con Giorgio Beggiato, amministratore di alcune strutture presso ex alberghi, morto la settimana scorsa in un incidente stradale. “Con lui abbiamo lavorato molto bene e avremmo potuto fare cose ancora molto positive in futuro” ha sottolineato, aggiungendo una frecciatina: “Quello che mi è dispiaciuto in questi tre anni è che alcuni amministratori abbiano definito il sistema messo in atto con la Prefettura ‘l’accoglienza dei materassi’, non è stato così perché abbiamo messo in piedi un modello che bene o male è resistito”.

Le reazioni degli amministratori locali

Sono molti gli amministratori che condividono il punto di vista del sindaco di Vicenza Achille Variati: “La clausola di salvaguardia è fondamentale, va rispettata e deve essere oggettivamente forte, solo così potremmo fare un passo avanti fondamentale per uscire dalla situazione attuale”. Il timore di alcuni sindaci infatti è che la Prefettura non riesca a rispettarlo.

“Sono stati tre anni difficili” afferma il sindaco di Santorso Franco Balzi, comune capofila del 2002 del progetto Sprar nell’Alto Vicentino, che nonostante ospitasse già 35 richiedenti asilo e rifugiati all’interno del progetto, si è visto nel 2014 inviare dalla Prefettura in quattro e quattr’otto altri 90 migranti all’Hotel duca D’Este, senza essere neppure avvisato (ora sono 25). “La Prefettura di Vicenza in questi anni ci ha evitato disastri come gli assembramenti di Cona o di Bagnoli – ha aggiunto – ma uno dei tanti problemi è stata la mancata volontà di collaborazione da parte di una serie di sindaci, che così hanno scaricato il problema sui colleghi. Oggi il clima è diverso, finalmente il governo si è accorto di avere nel cassetto uno strumento che si chiama Sprar, che funziona e lo dimostra l’esperienza concreta di Santorso in questi 15 anni. Si abbandona finalmente la strada dei centri di accoglienza straordinaria e con la clausola di salvaguardia, che però va rispettata, ci sono le condizioni perché ci sia un’azione responsabile da parte di tutti”. Balzi spiega anche che sono parecchi i comuni che hanno già chiesto informazioni sul funzionamento del sistema Sprar: da Conco a Marostica, da Bassano ad Arcugnano, da Valdagno a Sandrigo, da Recoaro a Zugliano. “Ora la sfida è riuscire a passare dalle parole ai fatti, perché Santorso non può fare da capofila per tutti” sottolinea infatti il sindaco di Zugliano, Sandro Maculan.

Schio (all’incontro col prefetto era presente l’assessore Cristina Marigo) attualmente i richiedenti asilo ospitati sono 116, in parte con il sistema Sprar e in parte in appartamenti gestiti direttamente da cooperative con la Prefettura: “Abbiamo confermato l’adesione allo Sprar ma non metteremo a disposizione altri spazi pubblici. L’inversione di marcia che è stata annunciata deve esserci e deve essere messa in pratica, perchè alla fine il problema viene scaricato sempre sui comuni” sottolinea il sindaco Valter Orsi, che in passato non ha mai nascosto la sua contrarietà all’arrivo di altri richiedenti asilo all’Hotel Eden.

“L’incontro con il prefetto è andato bene – afferma il sindaco di Thiene Giovanni Casarotto – ma fra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, e lo dimostra l’assenza di parecchi comuni all’incontro di ieri. Mi chiedo se si riusciranno a spostare nelle accoglienze Sprar i richiedenti asilo già presenti nei territori senza dare in mano l’accoglienza a chi lo fa solo per interesse. Le cooperative che lavorano seriamente e di cui mi fido, infatti, mi hanno già detto che loro potranno arrivare solo fino ad un certo punto con l’accoglienza”.

Emanuela Dal Cengio, sindaca di Crespadoro, la situazione del suo comune l’ha spiegata anche al Prefetto: “Ospitiamo 24 richiedenti asilo, abbiamo 1300 abitanti e appena eletta, nel maggio dell’anno scorso, sono andata a chiedere subito alla cooperativa di avviare dei lavori socialmente utili per loro, ma ci è stato risposto che era possibile solo se il comune era disponibile a intervenire economicamente: noi, piccolo comune di montagna, facciamo già fatica ogni anno a chiudere il bilancio”.

Ancora più netto è il giudizio del sindaco di Asiago, Roberto Rigoni Stern, uno di quei comuni che di richiedenti asilo non ne ha voluti e non ne ospita, per il quale il problema dei migranti “va risolto alla radice”: “possiamo continuamente intervenire su queste migrazioni incontrollate per le quali non siamo in grado di garantire una integrazione?”.

“Se il nuovo sistema fosse il modo per evitare l’affidamento a realtà poco affidabili, può essere una buona cosa, ma serve certezza sui tempi e su cosa accade una volta finita l’accoglienza” aggiunge la sindaca di Sovizzo Marilisa Munari. “Per il mio comune l’unica possibilità di accoglienza è legata a volontari e associazioni del territorio. Da un punto di vista etico è necessario di fronte a questo fenomeno, come amministrazioni, avere senso civico, ma abbiamo già molti cittadini in stato di fragilità e non possiamo permetterci di non essere equi. Se un comune non aderisce a questo nuovo modello, comunque, presta il fianco a possibili arrivi non gestiti. L’adesione comporta oneri ma anche garanzie”.

Ruggero Gonzo, sindaco di Villaverla con una civica di centrodestra che si candida alla rielezione in primavera, va controcorrente, forse perchè la gestione della presenza dei richiedenti nel suo comune è una di quelle migliori e per lui la differenza la fanno le cooperative a cui viene affidato il servizio: “Noi sul territorio – spiega – ne ospitiamo 12, tutti attraverso la cooperativa Verlata e non abbiamo mai avuto un problema. A turni di tre vengono a svolgere dei lavori volontari in Comune. Il sistema è valido e vi aderiremo. Abbiamo lo Stato che si fa garante della clausola di salvaguardia”.

 

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