Pedemontana, Zaia: “Niente addizionale Irpef”. Dubbi e reazioni dure dalle opposizioni

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Non ci sarà bisogno di introdurre l’addizionale Irpef per completare la Superstrada Pedemontana Veneta. Lo ha annunciato stamane il presidente della Regione subito dopo la seduta della Giunta, nel corso della quale è stato approvato lo schema di contratto che sarà firmato con la concessionaria Sis dopo che lo stesso sarà visionato dall’Autorità Nazionale Anticorruzione (Anac) e dalla Corte dei Conti, “perché – ha sottolineato – vogliamo che tutto sia trasparente, alla luce del sole, perché non abbiamo nulla da nascondere, perché siamo convinti di aver compiuto un atto di buona amministrazione. Noi abbiamo fatto il nostro dovere”.

“La più grande opera pubblica in costruzione in Italia – ha più volte sottolineato il Governatore – potrà essere conclusa entro i prossimi tre anni, grazie alla soluzione che è stata individuata e che è frutto dell’ottimo lavoro svolto dalla task force costituita all’inizio di quest’anno, composta da tecnici dell’amministrazione e vari esperti giuridici che hanno indicato la strada da seguire nell’interesse del veneto e dei veneti. Ma abbiamo fatto tesoro anche delle proposte e dei suggerimenti intelligenti e responsabili che ci sono pervenuti dal Consiglio regionale, che volutamente abbiamo coinvolto in questa operazione che è sicuramente tra quelle fondamentali di questa legislatura”.

“Eravamo stati chiari, al momento di prospettare la possibilità di introdurre l’addizionale Irpef, che si trattava di un’ipotesi assolutamente precauzionale – ha precisato il presidente veneto –, un atteggiamento prudente che le polemiche gratuite hanno oscurato. Ma oggi siamo arrivati alla conclusione di una trattativa iniziata mesi fa che evita l’introduzione di una tassa che, comunque, avrebbero dovuto pagare soltanto il 20 per cento dei veneti”. “Solo un lazzarone può affermare che abbiamo fatto marcia indietro – ha aggiunto il Governatore – perché basta andare a rileggere il provvedimento dello scorso marzo e riascoltarsi il mio intervento in Consiglio regionale quando lo abbiamo presentato: ho detto chiaramente che il mutuo di 300 milioni che serve per il closing era ‘prudenziale’ e che fino alla fine dell’anno gli scenari avrebbero potuto cambiare. Ed è quello che è successo”.

Il meccanismo che ha consentito di scongiurare l’introduzione dell’Irpef si basa sull’approfondimento di alcuni aspetti legati alla fiscalità del progetto e dell’intero bilancio regionale, che hanno consentito lo sdoppiamento del mutuo trentennale che la Regione contrarrà con la Cassa Depositi e Prestiti e che sarà acquisito in due tranche, una di 140 milioni nel 2018 e una di 160 milioni nel 2019. In tal modo la Regione opererà all’interno della propria capacità di indebitamento annuale, non necessiterà di provviste in entrata e rispetterà le condizioni imposte dal fiscal compact. Anche la questione relativa all’Iva è stata definita, grazie, ha sottolineato il Governatore, “a una proficua interlocuzione con l’Agenzia delle Entrate”. L’imposta  sarà del 22% sia per quanto riguarda il canone di disponibilità sia i ricavi da pedaggio. Per quanto riguarda il pedaggio, l’Iva sulle tariffe per chilometro dichiarate fin dall’inizio non sarà a carico dell’utente.

“Oltre che all’Anac e alla Corte dei Conti, con le quali stiamo ragionando da tempo su questi temi – ha concluso il Governatore –, notificheremo il provvedimento a tutte le istituzioni interessate, in una logica di collaborazione e cortesia istituzionale, con l’auspicio di poter firmare il contratto con l’azienda concessionaria prima della consueta pausa estiva”.

A botta calda è arrivato il commento del capogruppo del Partito Democratico in Regione, Stefano Fracasso: “Sull’Irpef Zaia fa marcia indietro, spacchettando il contributo di 300 milioni al concessionario: è esattamente quello che gli avevamo chiesto di fare due mesi fa e che ci aveva detto che non si poteva fare – spiega Fracasso -. Come venne d’urgenza in aula a dirci che doveva introdurre l’addizionale Irpef, ora gli chiediamo di tornare con altrettanta urgenza per spiegarci come mai oggi si può fare quello che ieri non si poteva. Restano forti dubbi sulle valutazioni fatte al tempo visto che allora la capacità di indebitamento della Regione ci veniva detta in 80 milioni di euro e adesso è passata a 140. È inoltre un brutto segnale che Zaia non firmi, inviando tutto all’Anac e alla Corte dei Conti: evidentemente dopo i rilievi della stessa Corte di otto giorni fa non si sente più sicuro delle scelte fatte. Nel frattempo ci attendiamo che vengano subito saldati i debiti verso espropriati e subappaltatori”.

Va giù pesante anche un altro consigliere regionale, la vicentina Cristina Guarda (Alessandra Moretti Presidente): “Non solo Zaia aveva fatto approvare dal Consiglio regionale una modifica finanziaria pesantissima che prevedeva l’addizionale Irpef: per settimane ha raccontato ai veneti la necessità di tassarli per concludere un’opera sulla quale non si è mai assunto un briciolo di responsabilità. Ora, con un dietrofront sfacciato, dettato probabilmente dall’incalzare della Corte dei Conti e dalla paura, Zaia si arrampica sugli specchi sostenendo che da molto tempo aveva chiuso la questione Pedemontana, inventandosi di sana pianta la favola della tassazione precauzionale. Quale affidabilità può avere un presidente che sbaglia continuamente i conti su un’opera fondamentale, progettata e gestita dai veneti? Mente di fronte ai cittadini e allo stesso Consiglio regionale, visto che fa proprie le proposte avanzate dalla minoranza dopo averle ignorate in aula. E’ inaccettabile questo modo di governare così confuso e incoerente”.

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