Donazzan contro il don, Filippin pronta alla difesa gratuita: “Qui non è diritto, è intimidazione”

Non è più solo una polemica social, ma un caso politico e culturale che scuote il territorio e mette al centro un tema scomodo: il confine tra diritto di critica e uso delle aule di giustizia per regolare conti politici. Lo scontro tra l’europarlamentare di Fratelli d’Italia Elena Donazzan e il frate cappuccino di Sarcedo don Fabio (fra Fabio) Miglioranza si allarga, e ora entra anche nel terreno legale. Con una novità che cambia il quadro: la parlamentare e avvocato Rosanna Filippin si dice pronta a difendere il sacerdote, pro bono.
Per capire la vicenda bisogna tornare all’origine. Tutto nasce da un caso che ha acceso il dibattito politico nelle scorse settimane: un’iniziativa scolastica a Marostica, in cui una classe primaria aveva affrontato i temi dell’accoglienza e della rotta balcanica. Su quell’esperienza interviene duramente Donazzan, criticandone impostazione e significato. La presa di posizione politica provoca una reazione altrettanto netta da parte di don Fabio Miglioranza, frate cappuccino e parroco a Sarcedo, impegnato sui temi sociali e dell’accoglienza. Il religioso usa parole forti sui social. Tra queste, quella che farà più discutere: “Mamma mia che personaggio squallido e miserabile”. E ancora un attacco più ampio contro quella che definisce “strumentalizzazione” dei valori: “Questi, che si ergono a difensori dei valori cristiani, sono i primi a tradirli”.
Parole dure, politicamente cariche, che l’europarlamentare giudica offensive. La risposta non tarda: video sui social, denuncia annunciata e una frase destinata a polarizzare il dibattito: “Caro don Fabio, io ti perdono. E ti denuncio”. Da qui, l’escalation. Il caso esce dal perimetro locale e divide la politica vicentina: chi parla di offese personali che giustificano l’azione legale, chi invece legge nella querela un salto di qualità nel conflitto politico. Sul punto si inserisce anche una riflessione più ampia: quella sul rischio delle cosiddette “querele temerarie”, cioè l’uso dello strumento giudiziario per scoraggiare o intimidire il dissenso. Una chiave di lettura che ora viene esplicitata con forza.
A dare voce a questa impostazione è Rosanna Filippin, avvocato e parlamentare in quota Pd, che entra direttamente nella vicenda prendendo posizione netta: “Il problema della denuncia a don Fabio Miglioranza si chiama querela temeraria. Qui non siamo nel campo del diritto, ma della intimidazione” afferma. Una lettura politica e giuridica insieme, che rovescia il punto di vista: non più il tema delle parole del sacerdote, ma il rapporto tra chi querela e chi viene querelato. “Una persona che detiene un potere – politico, mediatico, economico – usa la giustizia su un’altra nettamente meno potente”, insiste Filippin. L’avvocato non entra nel merito delle frasi del frate – che definisce anche discutibili nei toni – ma difende il principio: “Possiamo dire tutto sulle parole di don Fabio: che non le condividiamo, che non ci piacciono. Ma bisogna sempre accettare il confronto, anche se aspro”. E poi l’annuncio, che segna un salto ulteriore: “Mi metto a disposizione per difendere pro bono don Fabio: è una questione di democrazia”.
Al di là delle posizioni, il caso Donazzan–Miglioranza si inserisce in un terreno sempre più scivoloso: quello del rapporto tra libertà di espressione, conflitto politico e azione giudiziaria. Da una parte, il diritto alla tutela della reputazione. Dall’altra, il rischio che il ricorso al tribunale diventi una leva per spostare il confronto – anche duro – fuori dallo spazio pubblico. Sul fondo restano anche i temi che hanno acceso la scintilla: scuola, migranti, valori cristiani. Un mix che in Veneto, e non solo, continua a dividere. La partita ora potrebbe davvero spostarsi nelle aule di giustizia. Ma, come spesso accade, il punto non sarà solo giuridico. Sarà soprattutto politico. E culturale.
L’europarlamentare Donazzan querela il parroco di Sarcedo per offese via social – L’Eco Vicentino
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