Nuovo sequestro sul cantiere della Pedemontana: sigilli nella voragine sul Poscola

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Mezzi al lavoro a Castelgomberto nell'area dove si è verificata la frana

La magistratura mette nuovi sigilli sul cantiere della Superstrada Pedemontana Veneta: stavolta, il sequestro riguarda l’area “di uscita” del maxitunnel da sei chilometri sotto la dorsale che separa val Leogra e valle dell’Agno, nella parte di Castelgomberto.

Il sequestro è stato operato nei giorni scorsi dai carabinieri forestali su ordine del pubblico ministero Silvia Golin. L’area è quella sul torrente Poscola, nelle immediate vicinanze del corso d’acqua. Qualche giorno fa sopra il traforo è crollata parte della volta, riempiendo la galleria sottostante di detriti. Fortunatamente, nello scavo non c’erano mezzi o persone al lavoro. I tecnici di Sis, il consorzio privato che ha vinto il project financing regionale per la realizzazione della Spv fra Spresiano (Treviso) e Montecchio Maggiore nel Vicentino, si sono messi subito al lavoro mettendo in sicurezza l’area. Il cratere è stato riempito e gli argini del Poscola ricostruiti.

Il sequestro segue a quello operato più di un anno fa su indicazione dello stesso pubblico ministero Golin nell’imbocco del tunnel, a Malo. Una parte della volta del tunnel era crollata, scaricando pietre e massi su un operaio edile che stava operando con una macchina scavatrice. Sebastiano La Ganga, l’operaio di Messina rimasto sotto le macerie, era morto sul colpo. La procura di Vicenza ha aperto un’indagine: secondo gli investigatori i bulloni usati nella volta non sono conformi alla normativa europea.

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