Venexus nel mirino di AVS: “I diritti non si finanziano con la beneficenza ma con le tasse”

Quella che per il governatore del Veneto Alberto Stefani è una “rivoluzione copernicana” capace di esaltare lo slancio sociale della regione, per l’opposizione a firma Carlo Cunegato, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra in consiglio regionale, è semplicemente il primo passo dello smantellamento del welfare pubblico. Dal palco della Fiera di Padova, venerdì scorso la Regione ha lanciato ufficialmente “Venexus”, una piattaforma digitale nata per far incrociare i progetti sociali degli enti locali con i finanziamenti delle imprese private e delle fondazioni.

Ma se da un lato la giunta regionale rivendica con orgoglio lo strumento definendolo con uno slogan che richiama al modello Zaia “Il Veneto che fa il Veneto” e lo spiega come un modo per semplificare l’ingresso dei privati nella cura degli anziani, nei centri estivi e nell’inserimento lavorativo, il mondo politico si spacca. A sollevare una dura critica è Carlo Cunegato che vede in Venexus un pericoloso passo indietro.

Per Cunegato, dietro la retorica dell’innovazione digitale si nasconde un’abdicazione della politica e dei suoi doveri costituzionali: “Stefani si vanta di non aver toccato l’addizionale Irpef e lancia Venexus: la filantropia delle imprese al posto della fiscalità generale – spiega il consigliere di Avs – Ma è un cambio di paradigma che dovremmo chiamare con il suo nome. Siamo infatti passati dallo Stato che finanzia i servizi garantendo i diritti, alla carità dei padroni d’azienda. Un salto indietro nel tempo di duecento anni”.

Il fulcro della critica non è rivolto alle società benefit o alla generosità dei privati in sé, ma al fatto che la Regione utilizzi la beneficenza per coprire le carenze del pubblico. Secondo l’esponente dell’opposizione, i servizi essenziali non possono dipendere dalla scelta volontaria di uno sponsor, ma devono essere garantiti a tutti in modo universalistico attraverso una tassazione progressiva. Il timore espresso da Alleanza Verdi e Sinistra è lo scivolamento del Veneto verso un sistema sociale di stampo d’oltreoceano, dove la protezione sociale non è più un diritto inalienabile ma un privilegio.

“Ci preoccupa l’avvicinamento a un modello che potremmo definire ‘americano’, dove il welfare è finanziato dalla filantropia e non dalla fiscalità generale – continua Cunegato – Conosciamo gli effetti di questo modello: negli Stati Uniti, il paese più ricco del mondo, un terzo dei cittadini vive in povertà e la salute resta un privilegio per chi ha un’assicurazione. Noi vogliamo difendere il modello europeo del welfare state”.
L’attacco a Venexus è qualcosa che ha radici solide e si inserisce in una polemica più ampia che sta investendo le politiche socio-sanitarie della regione. Cunegato ha infatti collegato il lancio della piattaforma alle recenti dichiarazioni dell’assessore alla sanità veneto, secondo cui chi ha le possibilità economiche dovrebbe pagarsi le cure da solo, e alle bocciature subite in consiglio su temi caldi come il trasporto pubblico gratuito per gli studenti, il potenziamento della salute mentale e la creazione di tremila nuovi posti nelle case di riposo.
La sfida, nei prossimi mesi, sarà capire se questo strumento integrerà il sistema pubblico o se, come temono le opposizioni, diventerà la scusa per tagliare i fondi ai servizi essenziali, trasformando i diritti dei cittadini in prestazioni legate alla generosità dei privati.

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