Bimbo in comunità diurna per decisione del giudice, le legali del padre: “Nessuna alienazione parentale”

“Non è vero che il bambino ha paura del papà e i maltrattamenti denunciati sono stati archiviati”. Intervengono i legali del padre sulla vicenda del bambino allontanato dalla madre durante il giorno per decisione del Tribunale in quello che sembrava un provvedimento motivato da un caso di alienazione parentale.
La versione delle avvocate dell’uomo – di cui non rendiamo noti particolari a tutela del figlio minore – avviene all’indomani della presa di posizione delle associazioni “Donna chiama donna” e “Movimentiamoci”, che avevano denunciato come il concetto di “alienazione parentale” sia antiscienfico.
Le legali – le avvocate Alessandra Guerrato Trissino, Astrid Boscato e Anna Silvia Carollo – affermano che quanto uscito sui media riporta “circostanze imprecise, ingannevoli, omissive e parziali tese a sfruttare il risalto mediatico che il tema dell’alienazione parentale, cui né i consulenti né i giudici hanno aderito, porta con sé, nel tentativo di mettere sotto pressione i soggetti chiamati a favorire e decidere il miglior benessere del minore, spostando così il processo dalle aule di giustizia al piano mediatico, proprio quando l’ennesima impugnazione sta per essere discussa”.
La vicenda giudiziaria, infatti, oltre ad essere molto delicata è tutt’ora al vaglio dei giudici. “Ed infatti – aggiungono le legali dell’uomo – il provvedimento adottato dal Giudice, un’ordinanza e non una sentenza, non si fonda sulla tesi dell’alienazione parentale. La diffusione della notizia falsa sta gravemente pregiudicando il nostro assistito, nonché creando un ingiustificato clima di pressione sul caso giudiziario, tutt’ora al vaglio dei giudici”. Per le tre legali “è falso che, all’esito delle indagini peritali, sia risultato che il bambino ha paura del padre, né è stata ravvisata alcuna sindrome da stress post traumatico; è stata invece accertata l’ingravescenza di disregolazione emotiva e comportamentale in capo al minore”. Inoltre “i maltrattamenti denunciati dalla donna sono stati oggetto di archiviazione non per quanto riferito nell’articolo, ma perché le prove hanno consentito di smentire le false accuse della denunciante”, aggiungono i legali.
“Il provvedimento del giudice (un’ordinanza emessa in corso di causa e non già una sentenza che pone fine ad un giudizio), intervenuto dopo due indagini peritali – spiegano – dispone semplicemente che il minore frequenti un centro diurno e post scolastico, al pari del doposcuola, alternativa espressamente indicata nel provvedimento, che gli offrirà un ambiente effettivamente sereno e scevro da pressioni di sorta, per il suo benessere psicologico ed emotivo, ed a tutela dei suoi diritti, anche alla bigenitorialità”.
“Non si ritiene – concludono le tre avvocate – di dare in pasto alla stampa e alla (sviata) opinione pubblica altre informazioni che sono e devono rimanere riservate, a vera tutela del minore coinvolto. Gli oramai irreversibilmente lesi diritti del bambino e del di lui papà saranno tutelati proprio e solo nelle deputate sedi, previa valutazione delle opportune iniziative giudiziarie (e non mediatiche), poiché il diritto di informare non deve tradursi in rappresentazione parziale dei fatti, né può essere usato come strumento di pressione o delegittimazione della giurisdizione”.