Crolla la volta della Superstrada Pedemontana sul torrente Poscola

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Il cratere formatosi sopra alla galleria (foto Covepa)

Un crollo improvviso, una voragine di 30 metri di profondità che ha sepolto parte di quello che dovrebbe essere, in futuro, l’imbocco della galleria di collegamento Castelgomberto-Malo della Superstrada Pedemontana Veneta. Il dissesto è avvenuto ieri, la notizia è stata resa nota dal comitato Covepa (cittadini ed espropriati contrari alla Spv).

Il crollo è avvenuto nel pomeriggio, la voragine (profonda trenta e larga venticinque metri) si è aperta a circa un centinaio di metri di distanza dall’imbocco della galleria, nel tratto di Castelgomberto. Sul punto della frana si è formato un cratere, in superficie. Fortunatamente non ci sono stati feriti o mezzi danneggiati. Ignota al momento la causa dello smottamento: forse l’intensa pioggia dopo mesi di siccità ha imbevuto il terreno sovrastante il tunnel in modo troppo intenso, per permettere alla copertura della galleria – che è sostenuta anche da centine metalliche – di reggere. Poco più in là anche parte dell’argine del torrente Poscola ha ceduto. Lo staff di operai e tecnici del Consorzio Sis, costruttore, già ieri pomeriggio si è attivato sul posto per rimuovere i detriti e impedire un allagamento della galleria.

Poco più di un anno fa, ad aprile 2016, nell’altro imbocco del tunnel a Malo un crollo improvviso di massi dall’alto era costato la vita ad un operaio messinese di 54 anni, Sebastiano La Ganga. Dopo il decesso, la procura di Vicenza ha aperto un’inchiesta sul cantiere con il sequestro del lotto di Malo, nell’area del tunnel: sequestro e indagine sono tutt’ora in corso.

Duro il commento di Massimo Follesa, portavoce del comitato Covepa, che denuncia la “gravissima situazione che a nostro giudizio trova radici nella totale mancanza di valutazione tecnica, ambientale e di impatto del progetto di SPV. Queste del Poscola sono aree risorgive, di rilevante interesse ambientale e tutelate come sito di importanza comunitaria appartenente alla rete Natura 2000. Per queste i comitati di Montecchio e il CoVePA avevano presentato dettagliati esposti sulle carenze della valutazione ambientale e sul rischio idrogeologico, adesso i fatti ci danno ragione. Soprattutto questo tunnel appare non tenere in giusto conto il rischio e le condizioni metereologiche, se sono bastati pochi millimetri di pioggia a provocare un tale danno dopo una delle estati più torride degli ultimi 100 anni”.