In carcere la banda della violenta rapina in villa a Malo. Il basista era a Torrebelvicino

Viveva a Torrebelvicino il basista che ha supportato la banda di sinti in trasferta responsabile della violenta rapina in villa ai danni di una coppia di Malo nel marzo dell’anno scorso. L’incubo per marito e moglie, che finalmente hanno potuto tirare un sospiro di sollievo, si è chiuso all’alba di oggi con un blitz interprovinciale dei carabinieri. Oltre cento i militari dell’Arma, dei comandi provinciali di Vicenza e Pisa, convolti nell’operazione con il supporto delle Aliquote di Primo Intervento (Api), delle Squadre Operative di Supporto (Sos) e di unità cinofile.
Le manette sono scattate ai polsi di quattro persone di origine sinti (e balcanica): sono ritenute responsabili della spietata rapina in villa messa a segno la notte tra l’11 e il 12 marzo 2025 a Malo. L’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Vicenza Matteo Mantovani, su richiesta del sostituto procuratore Hans Roderich Blattner, che ha coordinato le indagini. I reati contestati sono, a vario titolo, concorso in rapina pluriaggravata e furto.
La ricostruzione di quella notte di marzo è da brividi. Intorno alle 23:40, un commando di quattro uomini con il volto coperto da passamontagna ha fatto irruzione nella villa di Malo, sorprendendo il proprietario mentre faceva uscire il cane in giardino. Una volta dentro, i criminali hanno immobilizzato la coppia, legando loro polsi e caviglie con fili del telefono e lacci di scarpe. Per farsi consegnare le chiavi delle casseforti non hanno esitato a usare metodi brutali: il marito è stato torturato con getti d’acqua gelata, mentre alla moglie è stato puntato un bisturi dritto al volto sotto costante minaccia. I malviventi sono riusciti a fuggire con un bottino di almeno 50 mila euro, composto da gioielli degli anni ’60 e orologi di lusso a marchio Piaget, Baume & Mercier e Longines.
Le indagini, condotte in sinergia dal Nucleo Investigativo di Vicenza e dalla Compagnia di Schio, hanno svelato una macchina logistica complessa. La banda è partita dalla provincia di Pisa a bordo di una Dr5 noleggiata in aeroporto usando patenti serbe contraffatte intestate a un nome fantasma, “Elia Simic”. Per comunicare usavano solo schede telefoniche intestate a prestanome. Una volta arrivati nel vicentino, il colpo di genio criminale: hanno rubato le targhe da un’auto in sosta a Schio e le hanno attaccate con delle fascette da elettricista all’auto a noleggio per non farsi tracciare.
A tradirli, però, è stata la tecnologia e la certosina tecnica investigativa: gli inquirenti infatti hanno incrociato i dati delle telecamere stradali, i tracciati Gps satellitari della vettura e le celle telefoniche. La svolta definitiva è arrivata dal Ris di Parma, che è riuscito a isolare e identificare le impronte digitali lasciate da due dei rapinatori sulla scena del crimine. Determinante anche il ruolo del quarto uomo, il basista residente a Torrebelvicino, che ha offerto supporto logistico, rifugio sicuro e si è messo alla guida dell’auto nella zona scledense.
L’inchiesta ha sollevato il velo su un altro retroscena da brividi. Due degli arrestati, appena una settimana dopo il colpo di Malo (la sera del 18 marzo dell’anno scorso), si sono introdotti in una villa a Verona violando i sigilli giudiziari. Si tratta della “casa degli orrori” in cui, solo tre giorni prima, erano stati rinvenuti i cadaveri mummificati di due coniugi che vivevano in estremo isolamento. Quella sera l’allarme dei vicini fece saltare il piano. I ladri fuggirono a piedi abbandonando gli attrezzi da scasso e l’auto (il cui proprietario, padre di uno della banda, tentò di inventarsi un alibi denunciandone il furto subito dopo). Anche in quel caso, fu il basista di Torrebelvicino a partire nella notte per recuperarli e nasconderli a casa sua. Non è ancora chiaro se dalla casa di Verona siano stati portati via dei preziosi, dato che le vittime non avevano parenti in grado di fare un inventario.
Questa mattina presto è scattato il blitz: una massiccia operazione coordinata dai carabinieri del Comando Provinciale di Vicenza. L’attività si è concentrata nelle province di Vicenza e Pisa. La banda era dedita in maniera sistematica alla commissione di rapine e furti. Contestualmente all’esecuzione delle misure cautelari personali, i militari hanno effettuato numerose e approfondite perquisizioni domiciliari, volte alla ricerca di armi e della refurtiva accumulata dal gruppo criminale. Considerata la “spiccata scaltrezza”, la violenza, l’uso di armi e il concreto pericolo di reiterazione – i quattro sono tutti pregiudicati e senza un lavoro stabile – il Gip ha disposto la custodia cautelare dritta in cella.
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