Ulss7, è bufera sul voto socio-sanitario: “Sindaci presenti a chiamata del partito”

Non si placa il botta e riposta tra sindaci di centro destra e sindaci di centro sinistra sul voto ai servizi socio-sanitari nel Distretto 2 della Ulss 7 Pedemontana e se da una parte lo schieramento di area progressista compatto critica la presidente del Comitato dei Sindaci dell’Alto Vicentino, Cristina Marigo, per non aver rispettato il voto stabilito durante una riunione on line e “aggiustato” in eccesso il giorno seguente, dall’altro i sindaci di area più conservatrice la sostengono.
Dietro questo scambio, che per i non addetti ai lavori potrebbe sembrare perfino risibile, c’è però ben altro. C’è prima di tutto un confine invisibile che dovrebbe separare la propaganda politica dall’amministrazione della cosa pubblica. Un confine dettato dal buon senso e dalla responsabilità verso i cittadini e le cittadine, anche a scapito del proprio interesse personale e che diventa ancora più sacro quando sul tavolo ci sono i servizi socio-sanitari, la cura delle persone, l’efficienza degli ospedali e l’assistenza ai più fragili. Eppure, le recenti dinamiche all’interno del Comitato dei Sindaci del Distretto 2 dell’Ulss 7 Pedemontana hanno dimostrato come, ancora una volta, la spaccatura ideologica tra destra e sinistra inquini un terreno che dovrebbe rimanere rigorosamente neutrale.
La denuncia che emerge dall’ultimo scontro istituzionale in merito alle votazioni del sistema socio-sanitario nel Distretto 2 della Ulss 7 Pedemontana di fatto ha sollevato una questione etica profonda, che va ben oltre il voto: fino a quando è tollerabile che un primo cittadino si inchini al suo partito? Nel caso specifico, la spaccatura è stata evidente fin sa subito. 17,5 il voto raccolto con le votazioni in un incontro online tra i sindaci, trasformato in 18,5 il giorno dopo quando, alla votazione ufficiale nella Conferenza dei Sindaci, primi cittadini del centro destra e in linea con la Regione (che erano assenti il giorno precedente) si sono palesati per spingere verso un voto più alto.
Un gesto che oggi i sindaci più critici denunciano in modo esplicito, sottolineando da parte degli avversari “presenze a gettone” che servono solo per garantire un voto politico.
Secondo i primi cittadini di Breganze, Caltrano, Carrè, Chiuppano, Cogollo del Cengio, Lugo di Vicenza, Marano Vicentino, Piovene Rocchette, Santorso, Thiene, Valli del Pasubio e Zugliano, i fatti, ma soprattutto i registri delle presenze, parlano chiaro.
“I fatti raccontano che alcuni sindaci firmatari del comunicato a sostegno dell’operato della presidente Cristina Marigo sembrano partecipare ‘a chiamata’. Sono assenti nella quasi totalità delle sedute del Comitato, alle quali cui è sempre possibile partecipare anche da remoto, ma compaiono puntualmente quando si tratta di esprimere un voto o far pesare il proprio schieramento politico – spiegano i sindaci del centro sinistra –. È sufficiente osservare le presenze registrate nelle varie sedute per comprendere come la partecipazione sia stata discontinua e, in alcuni casi, limitata ai momenti ritenuti politicamente rilevanti.
“Siamo convinti che le criticità dei servizi socio-sanitari per i nostri cittadini si debbano discutere nelle sedi opportune e che ogni forma di gestione politica di tali servizi debba essere in ogni modo smascherata e contrastata”, concludono i sindaci Alessandro Crivellaro, Alberto Dal Santo, Valentina Maculan, Andrea Segalla, Massimiliano Maculan, Loris dalla Costa, Marco Guzzonato, Renato Grotto, Giorgio Baù, Gianantonio Michelusi, Gianvalerio Piva e Sandro Maculan, che hanno giustificato solo l’assenza del sindaco di centro destra di Monte di Malo Mosè Squarzon, assente solo in quella occasione.
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