Uccisione della piccola Alice, la madre schiacciata dalla paura di non essere all’altezza

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Inutile cercare di capire razionalmente cosa sia accaduto nella testa di Federica Ziliotto domenica sera. La neomamma di Lisiera di Bolzano Vicentino, che ha ucciso la figlioletta di quattro giorni gettandola a terra due volte, è ancora ricoverata sotto stretto controllo nel reparto di psichiatria dell’ospedale San Bortolo di Vicenza, in attesa della convalida dell’arresto. E’ accusata di omicidio volontario. Per il momento rimane in ospedale, e solo quando i medici decideranno che lo può lasciare il pubblico ministero Hans Roderich Blattner dirà se per lei si apriranno le porte del carcere di Montorio, a Verona, o quelle di una struttura protetta dove ricevere cure appropriate.

Nel frattempo, emergono altri particolari sui terribili attimi che hanno portato alla morte della piccola Alice per mano della mamma, in una tragedia che lascia senza parole, tanto più se si pensa a quanto la bambina era stata desiderata da lei e dal marito Riccardo Stocco. Vicentina d’origine Federica Ziliotto, di San Martino di Lupari, nel padovano, il marito. Impiegati entrambi, erano andati ad abitare in via Ponte a Lisiera di Bolzano vicentino dieci anni fa e si sono sposati dopo tre. Due anni fa, Federica aveva perso un bambino dopo pochi mesi di gravidanza e la nascita della piccola Alice era molto attesa da entrambe le famiglie, oltre che dalla coppia.

Dopo un normale decorso ospedaliero, mamma e piccola erano state dimesse sabato scorso. Domenica avevano ricevuto la visita dei genitori e niente aveva fatto presagire cosa sarebbe accaduto poco dopo. Erano passate poco le 19 quando è deflagrato il dramma nella casa ora sotto sequestro, che ha ancora alle finestre e al cancello i fiocchi rosa che annunciano la recente nascita.

Federica stava allattando la piccola in salotto, il marito stava facendo il giro delle stanze chiudendo i balconi. “Ho sentito due tonfi – ha raccontato disperato ai carabinieri di Thiene – sono corso e ho visto la piccola a terra e mia moglie che farfugliava frasi sconclusionate fra i singhiozzi. Ha preso il coltello ed è corsa in bagno. Ho messo la piccola nell’ovetto e sono corso da lei, riuscendo a disarmarla”. “La ammazzo!”, “mi ammazzo!” avrebbe gridato la donna. Riccardo Stocco, dopo averla disarmata, ha chiamato il 118, telefonando poi al vicino di casa per chiedergli di andare in strada ad attendere i soccorsi.

Mamma (solo lievemente ferita) e piccola sono state portate in ospedale, ma la neonata, che era già stata rianimato sul posto, è morta pochi minuti prima di mezzanotte nel reparto di terapia intensiva pediatrica. Inutili tutti i tentativi di strapparla alla morte: una situazione che ha scosso tutti i sanitari intervenuti.

Su quale “black out” possa aver provocato la reazione della neomamma, tenta una risposta il primario della prima psichiatria dell’ospedale San Bortolo, Andrea Danieli. Il medico ha parlato a lungo con la donna dopo la tragedia e da un’intervista rilasciata oggi a Il Giornale di Vicenza emerge un quadro inquietante e drammatico al tempo stesso: quello di una donna lucida, che ricorda perfettamente quanto è avvenuto. Federica Ziliotto, profondamente credente e impegnata in parrocchia, aveva passato insonni le ultime notti e nella sua testa sempre più forte si sarebbe insinuato un tarlo, un peso insopportabile: la paura di non farcela ad occuparsi della piccola, nonostante il sostegno dei familiari, la gioia della nascita e il clima sereno che la circondava. Sentimenti insondabili di fronte ai quali non resta che il silenzio e una domanda: si poteva fare di più per aiutarla?