“L’avvocatura è una professione per donne, ma bisogna crederci”. Parola di Luisa Maistrello

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I numeri sono impietosi. In Italia, tra gli avvocati under 34, le donne sono la maggioranza, il 57% ed entrano nella professione più dei colleghi uomini, spesso con risultati accademici migliori, eppure con il passare del tempo le cose cambiano. Il reddito medio di un’avvocata è infatti la metà di quello di un avvocato. Oltre il 57% delle avvocate percepisce la propria situazione professionale come critica e il numero di iscritte all’Albo continua a scendere.

E proprio di avvocatura femminile si è parlato, grazie al sostegno di Siggi Group, a “Libera”, la rubrica di Radio Eco Vicentino condotta da Martina Polelli e dedicata all’empowerment femminile.

Per parlare di donne e professione forense, l’ospite della puntata è stata la giovane avvocata Luisa Maistrello, che oltre ad essere co-direttore generale della casa editrice Ronzani, da avvocata si occupa di diritto successorio, contrattualistica, diritto d’autore e diritto d’impresa. Più in generale, di diritto civile.

Ascolta “Donne e avvocatura con Luisa Maistrello” su Spreaker.

“Fare l’avvocata – spiega – non era il sogno della mia vita. All’università volevo fare logopedia, ma era a numero chiuso e non sono riuscita ad entrare. Quindi come seconda scelta mi sono iscritta a Giurisprudenza. Poi però mi è piaciuto e ho portato a termine gli studi più o meno in tempo”.
Studiare diritto apre infatti molti percorsi e saperlo prima cambia il modo in cui ci si approccia agli anni di studio e agli eventuali cambi di direzione. “Avere una laurea in giurisprudenza permette – spiega – di diventare non solo avvocata, ma anche di lavorare nella pubblica amministrazione, oppure all’interno di aziende”.

“Ora – aggiunge Luisa Maistrello –  sono in uno studio in cui siamo in sei: tre maschi e tre femmine e lavoriamo praticamente sempre insieme, almeno in coppia. È molto molto utile ed è una fonte di crescita potersi confrontare e poter contare su qualcun altro”. Lavorare in uno studio con colleghi fidati fa insomma la differenza: in caso di imprevisti, maternità o bisogno di confronto, avere colleghi su cui contare è una risorsa concreta.
Quando alla remunerazione, l’avvocata spiega che c’è sicuramente nella professione una differenza fra reddito degli uomi e quello delle donne: se le tariffe sono uguali per tutti, infatti, il reddito non lo è perché dipende dal numero di pratiche seguite, dalle ore investite e dalle quote distribuite all’interno degli studi. Ed è questo che penalizza le donne con figli. “In quanto donna – spiega Luisa – hai comunque dei momenti, ad esempio la gravidanza, in cui hai meno tempo dedicato alla professione e perdi magari anche delle occasioni”.

Spostarsi da uno studio all’altro, però, è possibile: gli studi legali e le opportunità sono tante. Restare dove non ci si trova bene non è fedeltà alla professione, ma un freno inutile. Inoltre il diritto è materia viva. Le leggi cambiano perché cambia la società e chi esercita la professione deve aggiornarsi continuamente: questo è parte integrante del lavoro e del modo in cui si impara a leggere il mondo.
E poi c’è il tema della maternità. “Il mio figlio più grande, che adesso ha quattro anni e mezzo, l’ho portato sul lavoro, a riunioni ad esempio. Ricordo anche di averlo portato con me ad una mediazione in Camera di Commercio: è stato possibile perché la mediatrice era un’avvocata. Mi sono chiesta tante volte se la sua presenza potesse essere fonte di fastidio per le altre persone presenti, ma mi sono risposta da sola che non era importante. Quello che importava era essere brava nel mio lavoro”.

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