Marsetti, è sì al bis: “La gente è venuta a chiedermelo a casa e sul posto di lavoro”

A Malo la decisione è arrivata ed è definitiva: dopo giorni di silenzio, pressioni fuori e dentro il paese, riflessioni che non si consumano davanti ai microfoni ma nelle pieghe della vita quotidiana, Moreno Marsetti ha detto sì. Sindaco dal 2020 e figura centrale della politica locale, ha accettato di correre per un secondo mandato. Una scelta che non nasce dall’ambizione – raccontano fonti vicine – ma da un profondo senso di responsabilità che ha finito per prevalere sul desiderio, più volte espresso, di tornare a una vita meno compressa dagli impegni istituzionali.
Per settimane Marsetti aveva lasciato aperta la porta del dubbio. “C’è un tempo per tutto”, aveva spiegato, lasciando intendere che avrebbe voluto capire se nel gruppo esistesse qualcuno pronto a raccogliere il testimone, qualcuno in grado di proseguire un percorso che lui stesso definiva virtuoso. Un dubbio legittimo per un sindaco che ha sempre dichiarato di aver vissuto il ruolo come servizio, non come carriera, e che non ha mai nascosto quanto il lavoro amministrativo abbia pesato sulla sua attività familiare. Ma la maggioranza non ha voluto alternative. Compatta, determinata, ha chiesto al sindaco di restare. E non solo quella: “In realtà ho avuto molte pressioni positive – scherza Marsetti sciogliendo l’inevitabile tensione – da più parti. Hanno organizzato vere e proprie comitive che sono venute a fare opera di persuasione sia a casa mia, che al lavoro. Non parliamo di mail e telefonate. Una mole di attestazioni lusinghiera e oltre ogni aspettativa, anche da colleghi sindaci oltre che dai referenti del centrodestra unito. Comprendo che per qualcuno può essere sembrata tattica: vincere o perdere è nella natura delle cose, non mi spaventa nulla. Semplicemente pensavo di chiudere il capitolo. Ma Malo è Malo”.
Un pressing comprensibile in questo contesto, con il silenzio di Marsetti che era diventato un vuoto politico difficile da sostenere. La sua decisione, arrivata ieri, rimette ordine nel quadro. Ma non cancella la complessità del percorso. Marsetti sa che il secondo mandato non sarà una semplice prosecuzione del primo. Sa che la comunità gli chiede presenza, ascolto, continuità. E sa anche che la sua figura – primo sindaco musulmano d’Italia, vicepresidente della Provincia di Vicenza, amministratore che ha attraversato anni difficili – è diventata, nel bene e nel male, un punto di riferimento che non può permettersi leggerezze: “Se da un lato apprezzo così tanto sostegno, dall’altro sento un grande senso del dovere e il peso di una responsabilità che non è un’investitura a vita, ma un compito ben preciso scandito dalla volontà popolare”.
E se, nel racconto dei suoi, Marsetti è l’uomo che ha tenuto insieme il paese nei momenti più complessi, che ha garantito equilibrio e affidabilità, che ha saputo affrontare le questioni più delicate con una calma che non è immobilismo, ma metodo, è il primo cittadino stesso a cospargersi il capo di cenere: “Ho realizzato verosimilmente tre quarti di quanto avevo annunciato, è un traguardo, ma avrei sperato di più. Ci vuole realismo e serietà, il mandato che si conclude lo dimostra. Può succedere qualunque cosa e gli effetti travolgono tutto ciò che hai pianificato con cura e impegno: perciò poche promesse e tanta concretezza, questo è ciò che mi sento di promettere ai maladensi”. E ora la partita entra nel vivo. Gli equilibri si ridisegnano, le aspettative crescono. E Malo si prepara ad una sfida che non sarà solo amministrativa, ma identitaria: capire se il percorso iniziato nel 2020 merita davvero un secondo tempo. Marsetti ha accettato di giocarlo. Ora tocca al paese decidere se seguirlo ancora.
“Decide la squadra”: il dopo Marsetti è un rebus. “Critiche? Conta più l’affetto della gente”
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