Nodo rifiuti: maggioranza ostinata verso lo scontro con Viambiente e Consiglio di Bacino

Dieci a quattordici e quattordici a dieci. Il futuro della gestione dei rifiuti a Schio e il delicato braccio di ferro con la società Viambiente si riassumono in questa doppia serie di numeri, che riassumo i due voti su altrettante mozioni portate in aula nella seduta del Consiglio Comunale di lunedì sera, 18 maggio. Una seduta che ha confermato la scelta di andare avanti a testa bassa dell’amministrazione guidata dalla sindaca Cristina Marigo.
La maggioranza ha dimostrato infatti compattezza respingendo la richiesta di retromarcia avanzata dalle opposizioni e approvando subito dopo la mozione proposta dai gruppi consiliari “Noi Cittadini con Cristina Marigo” e “Civitas Schio”. Quest’ultimo documento fissa in modo rigido i paletti legali e le linee guida della trattativa con Viambiente per una eventuale ricomposizione societaria e negoziale dopo lo strappo del recesso del dicembre scorso. La convocazione urgente del Consiglio Comunale era stata richiesta proprio dal centrosinistra dopo la diffida inviata dal Consiglio di bacino dei rifiuti che concedeva trenta giorni di tempo a Schio e a Torrebelvicino per rimettersi in carreggiata e rientrare nella compagine sociale.

Il dibattito si è aperto con all’ordine del giorno il voto sulla mozione d’iniziativa della minoranza di centrosinistra (Partito Democratico, Coalizione Civica e Una Nuova Trama) sostenuta nell’occasione anche da Fratelli d’Italia e dal gruppo misto (presente Alberto Bertoldo, assente Anna Nardi) che chiedeva il ritiro in autotutela della delibera di recesso da Viambiente. La richiesta è stata respinta con 14 voti contrari e 10 favorevoli.
Con lo stesso identico risultato (14 a 10), le forze di maggioranza hanno successivamente blindato il proprio testo, che definisce le condizioni minime necessarie per l’amministrazione sia sul piano della legittimità dell’affidamento del servizio, sia su quello della tutela patrimoniale del Comune.

I toni in aula sono stati serrati. e a tratti il confronto è sembrato surreale. Ha iniziato Davide Casarotto (Partito Democratico), che ha evidenziato il rischio di una perdita del controllo pubblico sul servizio nel caso in cui si dovesse arrivare a una gara d’appalto esterna, contestando l’isolamento “giuridico e territoriale” del Comune. “I contenziosi costano e rischiamo di toccare quota 90mila euro dei contribuenti tolti ad altre priorità”, ha avvertito Casarotto. “Abbiamo l’impressione che si stia andando avanti più per coerenza che per una reale valutazione dell’interesse pubblico. Questo non significa chiudere la discussione della governance: crediamo che Schio debba avere un ruolo autorevole dentro Viambiente ma per farlo occorre restare a quel tavolo, non uscirne”.
Duro anche l’intervento di Alex Cioni (Fratelli d’Italia): pur non escludendo la legittimità formale del recesso, ne ha contestato la sostenibilità economica parlando di “un’ossessione ideologica” e sollevando lo spettro di un potenziale danno erariale per l’ente. Sulla stessa linea anche Cristiano Eberle (lista “Una nuova trama”), che ha stigmatizzato l’approccio giudicato conflittuale della giunta: “Essere certi della verità assoluta e un ascoltare quello che dicono altri soggetti non mi pare corretto quando si amminsitra la cosa pubblica. Siete voi soli contro tutti. Avvocatura provinciale, autorità di bacino, Viambiente e trenta Comuni la pensano diversamente da voi”.
Anche Giovanni Battistella (Pd) ha rincarato la dose, definendo “schizofrenico” l’atteggiamento dell’amministrazione: “Se voglio discutere nella società rimango dentro, non esco. La verità è che Schio vuole il diritto di veto, ma l’impianto non è mai stato solo di Schio, dato che possiede il 23% delle quote”.

La mozione approvata dalla maggioranza (con interventi della sindaca Cristina Marigo, dell’assessore all’ambiente Alessandro Maculan e dei consiglieri di maggioranza Antonella Nardello, Albino Mosele, Marco Vantin e Cristiana Dalla Fina) mette nero su bianco i punti irrinunciabili per Schio dentro a Viambiente. Il primo esige che Schio, in quanto Comune che ospita l’impianto, abbia l’ultima parola sulle scelte strategiche che riguardano il termovalorizzatore; il secondo chiede la separazione netta, sia contabile che gestione, tra il ramo di raccoltae il “ramo smaltimento” (di natura industriale e legato alle dinamiche regionali degli impianti minimi). Il terzo paletto riguarda il raggiungimento vincolante della quota di rifiuto urbano residuo (Rur) inferiore a 67 chili per abitante all’anno. Il quarto punto riguarda l’istitutizione di un ristoro ambientale, ossia il riconoscimento di un indennizzo economico strutturale a Schio per il disagio di ospitare il termovalorizzatore. Infine, si chiede una tutela patrimoniale e lo stop ai fondi per nuovi soci. L’amministrazione sta portando avanti le verifiche tecnico-contabili per determinare l’esatto valore della quota di partecipazione azionaria dismessa.
La risposta della sindaca Marigo e della sua squadra ha fatto leva proprio sui contenuti di questo atto d’indirizzo. Il primo cittadino ha rivendicato la legittimità dei passi compiuti, definendo “illegittima” la diffida formale giunta dal Consiglio di bacino: “Se questa doveva servire a spaventarci, sicuramente non ha sortito effetti. Siamo disponibili a un percorso condiviso con Viambiente, ma sempre nell’interesse della città”. L’assessore Alessandro Maculan, assessore all’ambiente, ha risposto punto su punto alle accuse sul rischio privatizzazione, difendendo la necessità di operare la separazione tra raccolta e smaltimento prevista dalle norme. Maculan ha difeso a spada tratta la richiesta che l’ultima parola spetti a Schio: “Dov’è la bestemmia in questo principio, dato che la struttura è a Schio?”. Un concetto ribadito con una metafora dall’assessore Marco Gianesini: “L’interesse che tutti hanno per Schio è perché Schio ha la borsetta, ossia il termovalorizzatore. Ora la borsetta ce l’hanno portata via. Dobbiamo accettare le scelte imposte da altri? E il controllo analogo dove finisce?”. A dare manforte alla giunta sono arrivati anche i contributi dei consiglieri di maggioranza. Cristiana Dalla Fina (Civitas Schio) ha spiegato che il recesso è il risultato di atti provinciali che hanno “calpestato” Schio, criticando la gestione del CdA di Viambiente. Infine, Antonella Nardello (per Noi Cittadini) ha spostato l’accento sulla tutela della salute: “Non stiamo parlando solo di una società partecipata, ma della salute dei cittadini di Schio. Chi ospita un impianto ha il dovere di pretendere il controllo. Non ci interessano aspetti politici, partitico o carrieristici”. Solo il consigliere Nicola Ziggiotti
La partita resta aperta. Con il voto del Consiglio la maggioranza ha ratificato che le azioni legali, le cause e le analisi dei conti in corso contro l’autorità di bacino e Viambiente andranno avanti senza sosta. L’atto d’indirizzo specifica chiaramente che queste attività giudiziarie si fermeranno soltanto ad una condizione: se verrà raggiunto un accordo negoziale definitivo – blindato sulle linee guida approvate in aula – che porti al formale ritiro del recesso. Nel frattempo, la Giunta avrà l’obbligo di riferire periodicamente in Consiglio sull’evoluzione delle trattative.
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